L’OSPITE INDESIDERATO- UNA METAFORA PER IMPARARE A FARE SPAZIO A EMOZIONI, PENSIERI E SENSAZIONI SGRADITE

Il cortometraggio “L’ospite indesiderato” di Joe Oliver illustra con una metafora il passaggio dalla lotta al fare spazio  a tutti quei pensieri, emozioni e sensazioni che non desideriamo, ma che inevitabilmente fanno parte della nostra esperienza.

Il protagonista decide di organizzare una festa con tutti i suoi amici. Tutto è pronto, gli ospiti arrivano e l’atmosfera è allegra, leggera, gioiosa.

Ma a un certo punto suona il campanello: alla porta c’è il vicino di casa, una figura sgradevole, maleducata, fastidiosa. Non è stato invitato. Nonostante ciò, entra, si serve da bere e da mangiare, infastidisce gli altri ospiti. Il protagonista lo caccia via.

La festa riprende… ma poco dopo il vicino torna. Suona di nuovo. Ancora una volta viene cacciato.
Per essere sicuro che non rientri, il protagonista decide di rimanere vicino alla porta a fare la guardia. Questo lo fa sentire più tranquillo… ma nel frattempo si sta perdendo la festa.

 

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UNA STORIA CHE INSEGNA A STARE NEL PRESENTE

Ispirata alla storia zen: l’anziano e il cagnolino.

Mentre era immerso nei suoi consueti esercizi quotidiani, un anziano fu interrotto da un cagnolino che gli si avvicinò, allegro e vivace.

Infastidito dalla presenza dell’animale, l’uomo cercò subito di allontanarlo: raccolse una pallina e la lanciò lontano, sperando che il cagnolino la inseguissi e se ne andasse. Ma il piccolo tornò indietro, scodinzolante. L’anziano, sempre più infastidito, reagì d’impulso: lanciò la pallina nel vuoto, oltre le mura del palazzo. Il cucciolo, nel tentativo di raggiungerla, si sporse troppo… e cadde.

Sconvolto, l’anziano si sentì subito sopraffatto dal senso di colpa. Corse giù, lo cercò ovunque, finché lo trovò, privo di sensi, adagiato su una roccia. Lo prese con sé, lo curò. Dopo un po’ di tempo, il cagnolino si riprese. Quando aprì di nuovo gli occhi, l’anziano sorrise: per la prima volta, dopo tanto tempo, si sentì felice.

Da quel giorno, la sua routine cambiò. La sua quotidianità si arricchì di compagnia, affetto e nuove emozioni. Un incontro inatteso aveva riempito di senso le sue giornate.

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UNA STORIA CHE INSEGNA A LASCIARE ANDARE IL CONTROLLO E A GODERE DEL MOMENTO PRESENTE

Il cortometraggio “Qui e Ora” si apre con un suono familiare: il ticchettio dell’orologio. È quel rumore che ogni giorno accompagna — quasi impercettibilmente — le nostre vite, dettando ritmi e abitudini che ripetiamo in automatico.

Sveglia, bagno, colazione, lavoro. Giorno dopo giorno, i nostri gesti si susseguono senza consapevolezza, come se vivessimo in una sorta di “pilota automatico”. Finché qualcosa non va secondo i piani. È in quel momento che si apre una crepa nel tempo, e nasce la possibilità di cambiare.

Lo schema che si ripete

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